Sergio, il padre, costruttore, decide nel 1979 di abbandonare Verona: la campagna è un richiamo che è nell’ aria ed è significativo che per quante storie diverse questo libro racconti, tutte iniziano con una fuga dalla città più o meno decisa, più o meno definitiva, ma comunque evidente. Nella nuova proprietà il cantiniere faceva un buon vino per la casa, e ciò invoglia a continuare, le uve son belle, ma quando la famiglia le vede conferite alla cantina sociale e trattate senza rispetto, decide di vinificare in proprio.Si attrezza quindi la cantina e i figli, Carlo architetto che si occupa delle pubbliche relazioni e della cantina e Franco che segue con l’ intenzione di fare il giornalista in futuro, e Franca, moglie, iniziano a partecipare a questa scommessa che si chiama “ Le Vigne di San Pietro”.Le Vigne di San Pietro è una piccola azienda agricola di 8 ettari coltivati prevalentemente a vigneto specializzato posta alla sommità del colle San Pietro o San Pierin come viene chiamato localmente; è un piccolo colle morenico a Sommacampagna, vicino al lago di Garda. La zona, la “Summa campania”, è caratterizzata da una piacevole successione di colline di origine glaciale dove la coltura della vitis vinifera risale addirittura all’ età del Bronzo e del Ferro. Il terreno è argilloso calcareo ricco di sostanze minerali e microelementi. Le viti di vecchio impianto fornivano una buona situazione di partenza. Per ottenere il risultato prefissato si è ritenuto necessario non intervenire sul processo biologico della pianta o nelle tecniche di cantina se non per ottimizzare i caratteri organolettici del frutto e della sua trasformazione ricorrendo all’ indispensabile, con uso di tecnologie prevalentemente meccaniche non distruttive. Si è iniziato abbandonando la lavorazione del terreno per lasciare il prato. Tale scelta consente alla vite di sviluppare in modo naturale l’ apparato radicale anche negli strati superficiali del terreno. La potatura invernale viene effettuata in modo energico accurato scegliendo ceppo per ceppo il numero di gemme da lasciare che oscilla mediamente tra 15 e 20. I tralci potati vengono sminuzzati e lasciati sul terreno per arricchire ulteriormente la parte organica che in primavera verrà integrata con modeste quantità di fertilizzante minerale. Dopo la fioritura si provvede all’ eliminazione dei grappoli in eccesso. I vini quindi Bardolino e Chiaretto, il Bianco di Custoza e il Refolà, un Cabernet Sauvignon di gusto moderno che ha come mito i vini di Bordeaux, sono nella loro semplicità prodotti con costante ed affidabile perizia in modo da risultare veramente di grande livello.