Il Soave BIO dei fratelli FASOLI trionfa a Londra
All’International Wine Challenge l'azienda biologica veronese vince l'Oscar del vino: il Soave Superiore è il migliore tra 10.000 bottiglie
L'arena, 24 novembre 2004, sabato 11 giugno 2005
All’International Wine Challenge l'azienda biologica veronese vince l'Oscar del vino: il Soave Superiore è il migliore tra 10.000 bottiglie.
Colognola. - Anche in Islanda si brinda con il Soave.
A tentare di sciogliere i ghiacci del Nord Europa con un vino biologico che ha fatto incetta di premi a livello internazionale, suggellati qualche settimana fa dall’Oscar del vino conseguito all’International Wine Challenge di Londra, è l’azienda agricola Fasoli Gino di San Zeno di Colognola, gestita da Amadio e Natalino Fasoli.
Salita più volte alla ribalta delle cronache per aver tentato nel 1985 la strada, all’epoca ancora tutta da battere, della viticoltura e della vinificazione biologica, nonché per essere tra i fornitori di vini per la prestigiosa catena alberghiera Chez Maxim, l’Azienda agricola Fasoli ha arricchito il proprio medagliere con altri importanti riconoscimenti.
All’ultima edizione della fiera Biofach di Norimberga, che ha contato 1882 espositori di vini internazionali di gran classe prodotti esclusivamente con uve biologiche, il Soave Superiore dei Fasoli è stato insignito della medaglia d’oro.
Lo stesso vino, assieme a un Amarone del 1999, ha portato altri due ori in azienda, conseguiti all’International Wine Challenge di Londra che ha rilasciato pure un bronzo per il Liber 2001 e una segnalazione per il Soave Borgoletto.
«È stata davvero un’edizione straordinaria per noi», spiegano Amadio e Natalino, «se si pensa che, per questo concorso, sono in gara circa diecimila vini provenienti da tutto il mondo».
Ma la selezione londinese ha riservato all’azienda di Colognola ancora di più: l’Oscar del vino. «Ancora increduli», spiega Natalino, «siamo stati a Londra a settembre per ritirare l’Oscar, un premio assegnato al miglior vino in assoluto della categoria».
Così ora, per far posto anche all’Oscar, mamma Rita ha dovuto spostare nel medagliere dell’azienda intitolata al marito Gino, gli ultimi arrivi: due medaglie d’oro conseguite dai figli alle ultime edizioni della Country Fair di Los Angeles e al concorso Sana Usa di New York, vetrine mondiali.
Ma se da un lato i vini dei Fasoli sono premiati a livello internazionale, dall’altro la loro stessa produzione sta raggiungendo i Paesi di mezzo mondo.
«Inizialmente con il vino biologico ci siamo proiettati sul mercato europeo ottenendo buoni risultati visto che i nostri vini sono presenti praticamente in ogni Stato, se si eccettuano Lussemburgo e Liechtenstein», fa sapere Natalino, «e fino a qualche tempo fa anche l’Islanda, con la quale ora, invece, abbiamo iniziato a tessere il nostro mercato. Questo è un punto di arrivo molto significativo perché solo l’idea che anche a quelle latitudini si stappi un Soave, credo faccia davvero piacere a tutti i produttori della zona».
Oltre all’Europa, le bottiglie con etichetta Fasoli Gino si trovano anche in Russia, in India, in Giappone, negli Stati Uniti e in Canada, luoghi dove il mercato è affermato.
«Per il vino biologico il mercato migliore è sempre stato rappresentato dall’estero, in primis dal Nord Europa», sostengono Amadio e Natalino, «perché in Italia manca un’adeguata conoscenza e un’attenzione al biologico. Una scelta che qui è ancora molto impegnativa non solo per il consumatore, ma soprattutto per il produttore in quanto si trova spesso a fare i conti con annate difficili. Un rischio alto e che non è poi contemplato nel prezzo di vendita». |